BOBO

Jun. 5th, 2009 10:27 am
fatamirror: (Default)
Pensavo di averla presa meglio, la morte del mio cane.
Cioè, non so.

Quando morì Fata fu più shoccante, intanto perchè con lei avevo un rapporto strettissimo - simbiotico quasi.
Poi perchè era giovane: nessuno si aspettava che si ammalasse. Nessuno si aspettava che se ne sarebbe andata tanto in fretta, nel giro di neanche un mese.

Bobo, alla fine, aveva 18 anni: per un cane sono tantissimi. Ha vissuto una vita felice. E' sempre stato indipendente, entusiasta, anche un pò stronzo.
Più gatto che cane, direi^^.

Però quando sono andata dai miei, lunedì scorso, vederlo immobilizzato a cuccia - e magro, e stanco - mi ha fatto star male.
Non riusciva neanche ad arrivare con il muso alla ciotola che aveva davanti, per bere. Eppure si sforzava di alzarsi per uscire a fare i bisogni.
Ed ecco. Quando vedi che un cane sta così - quando lo senti ansimare per cercare l'aria e sai che è pieno di metastasi e potrà solo peggiorare - ringrazi il cielo di avere la possibilità di addormentarlo.
Di farlo passare dalla vita alla morte così. DOlcemente.

Quindi avevo deciso. Ero convinta.
Ero serena - per quanto si possa esser sereni di fronte a qualunque morte.
Solo che poi stamattina mia madre mi ha raccontato una cosa. E aveva le lacrime agli occhi.
Quando è venuto il veterinario, per fargli la puntura, lui dormiva. O meglio, era in uno stato di dormiveglia.
E mentre il veterinario preparava la puntura, mia madre si è messa accanto a lui e gli ha posato la mano sulla testa. Gli ha detto che lo amavamo e che doveva stare tranquillo.
Lo ha accarezzato.
E appena prima che il veterinario si avvicinasse, Bobo ha aperto gli occhi ed è uscita una lacrima.
Una lacrima vera.
Grande.
Che forse non significa nulla - perchè razionalmente lo so che gli animale non esprimono col pianto i sentimenti...
Però boh.
Mi viene da piangere ogni volta che ci penso.
Perchè sono comunque certa che *sentano* il momento della morte. Ne sono convinta.
Ed anche se lo fai con le migliori intenzioni del mondo - se lo fai per non farli soffrire inutilmente - ti viene sempre il dubbio che magari non è tuo diritto strappare attimi alla vita di nessuno.
Non lo so.
Fa male e basta.

Roh mi ha detto una cosa che mi ha colpita tantissimo: che una morte del genere è solo *triste*.
Non c'è rabbia, come quando muori per un incidente magari. Non c'è disperazione, come per chi muore giovane. Non c'è niente.
Solo *tristezza*.
Ed è una tristezza strana, che ti entra nelle ossa. Che non sai come affrontare, perchè non ha la vitalità di sentimenti più immediati - rabbia, o paura, o dolore.
E' qualcosa di silenzioso.
Strisciante.
Qualcosa che insiste, e che ti stinge alla gola un nodo che non si scioglie neanche col pianto.

Non so capire come mai siamo sempre così totalmente fragili, di fronte alla morte. Sempre così impreparati.
Forse perchè la morte ha la tristezza stuggente degli addii. Forse.
O forse perchè a toccare così da vicino la nostra fragilità non siamo abituati.
Non so.
E' come se tornassi bambina di fronte a queste cose. Come se mi scoprissi ossa di vetro, e avessi solo voglia di rannicchiarmi sotto il tavolo a piangere.
Credevo di averla presa meglio, davvero.
A quanto pare, non sono poi così tanto cresciuta...

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