fatamirror: (Default)
Sono molto fiera di me: sto leggendo Everybody's wounded - lo sto leggendo davvero, senza saltare neanche una riga^^ - e sono al capitolo sei. E insomma... *rolls* Per me è una gran cosa.^^
Poi, mi piace. Ed è raro che una fic mi piaccia così tanto. Ogni volta che succede mi sembra un miracolo.

Il Natale invece sta arrivando nell'indifferenza più totale. Credo sia il primo anno che non mi preoccupo neanche di fare un minuscolo regalo a mia madre.
La sciarpa è a metà. Probabilmente la finirò che sarà già estare *rolls*...
E la sola cosa a cui riesco a pensare è un modo per scampare i pranzi di famiglia - non sia mai che mi rubino qualche preziosa ora di scrittura.*rolls*

Io e Roh siamo al momento impantanate un una side che ci fa litigare praticamente ogni sera.
La più snervante delle storie.
Con Albert. E ho detto tutto *rolls*.
Ma nel frattempo ne stiamo progettando un'altra.
E a volte mi domando se finiremo mai qualcosa prima che una nuova idea arrivi a mescolare le carte...
Credo ci serva disciplina.
Continuità.
E boh. Credo sia il nostro scoglio numero uno, questo. Dovremmo lavorarci su.
Anche se chiaramente, nulla mi fa più fatica al mondo...

Poi ieri sera pensavo a Shin.
E alle coincidenze (sì, Sam era lì vicino... come avete fatto a capirlo?^^)
Perchè è comunque incredibile che Roh ed io ci siamo iscritte all'YSAL ad un giorno di distanza.
Lei dice che è incredibile anche che abbia iniziato - LEI - a fare amicizia con me.
Io trovo sia incredibile che si sia messa a leggere la mia fic - che davvero, è assolutamente fuori dai suoi standard.
Ed è anche incredibile che nello stesso periodo sia arrivato Shin.
Insomma.
E' tutto piuttosto *incredibile*.
Credo che davvero non avrei potuto scrivere con nessun altro che con lei.
E credo che davvero nessun altro al mondo sarebbe stato così *perfetto* per betarci come lo è Shin.

A volte rimango così stupita dal fatto che lui capisca così a fondo quello che scriviamo da dovermelo ripetere in loop almeno cento volte, che lui esiste. Che è reale. Che non me lo sono inventato io in un momento di folle creatività.
E non credo che la realtà mi abbia mai sorpreso come in quest'ultimo anno.
Lo so che continuo a dire le stesse cose...*rolls*
Ma sul serio: per me è INCREDIBILE.
fatamirror: (Default)

Ho letto che in nuovo presidente della Corte Costituzionale è nato a Ciriè.
Capite?
A Ciriè.
Sono rimasta così:  o_O
Perchè cioè... Allora ESISTE DAVVERO sto paesello!!!!!
E' reale!
Ci nasce la gente!!!
Volendo, uno potrebbe anche salire sull'auto e andarci!!!
...
Cazzo.
Fa un effetto stranissimo... *rolls*

Immediatamente sono andata a cercare prove.
Ho trovato questo:



Una piazza.
Che pare si chiami Piazza Doria.
Vera.
Fotografata.
Con macchine parcheggiate lungo il perimetro e la classica statua nel centro.
Non sembrano esserci dubbi: Ciriè esiste.
E forse, se cerco bene, potrei scoprire che esiste anche San Maurizio...

In questo caso la faccenda è meno scontata, però.
In rete si trova, sì, un sito del Comune....(Perchè capite, pare che San Maurizio faccia perfino comune... °_°)
Però quasi tutte le sezioni fotografiche sono inattive.
Quindi ecco... Potrebbe trattarsi di un bluff, in effetti.
Non ci sono prove documentate che sto paesino sia vero...
A parte lui:



Il Sindaco.
Che riceve il lunedi dalle sedici alle diciotto, il giovedi dalle undici alle dodici e sabato su appuntamento.
Lui sembra reale.
E  la Biblioteca:



Che insomma... sembra reale anch'essa. Non fosse altro per le poltroncine blu "abbinatissime" col pavimento. Ogni biblioteca vera ha poltroncine del tutto scollegate dallo stile della pavimentazione...
Però non so...
Non so se basta questo, come prova...


Il punto è che la mia mente ha mappato in maniera assai curiosa questi luoghi.
Non credo di averne mai sentito parlare nella mia vita, eccetto che da Roh.
E siccome sono anche pigra, non ho mai guardato una carta geografica per capire dove fossero esattamente ubicati. Ho lasciato che diventassero leggenda.
Quindi adesso per me si trovano da qualche parte imprecisata in Piemonte, molto a nord.
In mezzo a stradine tortuose che solcano la montagna.
Sotto una nube elettromagnetica che provoca continue inondazioni, alluvioni e uragani.
E si concentrano intorno alla famosa Parrocchia. Quella delle gite e dei disastri. La base operativa della crociata morale contro le fic yaoi, per intendersi... *rolls*

La scenografia è brumosa e fiabesca.
C'è un solo treno che passa ad orari assurdi da una stazioncina persa fra i campi.
C'è un solo locale, che non ho ben capito se sia il Mivida o no, frequentato da loschi rumeni.
C'è l'orto di suo padre, chissà dove. Me lo immagino al centro di una landa desolata, con lui che zappa tutto contento...
C'è la famosa scuola. Che non so ben collocare, ma che comunque visualizzo  vicino al parco giochi.
E poi c'è la montagna. Quella dove conviene prepararsi ad emigrare, dati i tempi che corrono.

Ecco.
Capite adesso perchè leggere su un quotidiano nazionale la parola "Ciriè" mi ha fatto tanto effetto???
Credo che forse sia arrivato il momento di documentarmi meglio *rolls*...
fatamirror: (Default)

Ho il forte sospetto di aver incontrato Fabio, stamatina.

O almeno: diciamo che sono convinta per un buon 90% che fosse lui.

Il ragazzo che ho incrociato scendendo dall’autobus non ha più i capelli lunghi, certo. E ha perso quasi del tutto l’aria da bambino imbronciato.

Però insomma: le labbra erano le sue. Sicuro. Ed è la cosa che ricordo più nitidamente. Credo di non sbagliarmi.

 

L’evento ha avuto echi vagamente destabilizzanti, in me.

Sto iniziando a chiedermi per quale ragione in questi giorni spezzoni di passato mi si incastrino sottopelle così, quasi per fatalità.

La mia parte mistica sospetta che ci sia un senso: il filo del destino che si riavvolge prima di una svolta, magari.

L’altra parte di me, quella che trova il suo maggior divertimento nello sfottere Samuel, mi suggerisce di fumare una sigaretta e lasciar perdere. Che insomma, la tentazione di scomodare l’ordine cosmico per adattarlo alle mie esigenze è decisamente pretenziosa.

Però intanto ho avuto un altro flash di me stessa piccola. Sedici anni, stavolta.

E di nuovo, mi sono trovata rudemente tenera. Come una carezza tentata con un guanto di carta vetrata sulla mano, per intendersi.

 

Fabio è incasellato nella mia memoria con l’etichetta apparentemente poco lusinghiera di “ragazzo-cavia”.

In realtà la definizione implica un suo ruolo fondamentale nella mia vita: è stato il mio terreno di allenamento.

Un terreno solido e sicuro, oltretutto.

Gli devo solo gratitudine, e ammirazione. Perché sinceramente, aver a che fare con me sedicenne non era esattamente facile.

Ero in piena fase sperimentale, allora: il chiodo fisso della mia testolina da adolescente era quello di assumere il pieno controllo di quell’arnese ancora piuttosto misterioso che gli uomini si ritrovano fra le gambe. E di studiarne con attenzione le reazioni, ecco. Che se c’era una cosa che mi disturbava era quella di improvvisare, quando si trattava di interagire con il sesso maschile.

 

Dunque il ragazzo cavia un pompino rilassante non se l’è mai goduto, con me.

Era tutto un continuo domandare: “E se faccio così cosa senti?”,  “Preferisci in questo modo o nell’altro?”, “In questo punto devo andarci leggera o forte?”

Come riuscisse ad avere orgasmi anziche crisi isteriche è tutt’ora un mistero, se ci penso.

Ero totalmente incapace di rilevare le risposte alle mia metafisiche domande dalle reazioni del suo corpo: al solito, avevo bisogno della certezza che solo le parole sanno darmi.

E dovevo, fra l’altro, localizzare con esattezza millimetrica la famosa prostata.

Questione di vita o di morte per me.

Lui neanche ne aveva mai sospettato le potenzialità erogene. A malapena sapeva che esistesse.

In effetti l’unica cosa che gli sarebbe davvero interessata, poveretto, era scoparmi. Ma scopare era fuori discussione, avevo decisamente altre priorità al momento. Gli promettevo solennemente di concedergli la mia verginità in cambio della sua disponibilità a fare da cavia, piuttosto. In totale malafede.

Se ero stronza…

 

Comunque, pare sia sopravvissuto.

Mi domando cosa faccia nella vita, che ricordo scriveva poesie. Ed era anche piuttosto bravino. E aveva l’idea di diventare giornalista.

L’aria da giornalista non ce l’aveva però, stamattina. E neanche da poeta.

Sembrava più disadattato di me, e perfino più spettinato.

Mi ha fatto quasi tenerezza.

Probabilmente, neppure lo rincontrerò mai più.

 

 

FANCULO

Sep. 24th, 2008 10:57 pm
fatamirror: (Default)

L’altro giorno ho trovato una musicassetta con su registrata la voce di me stessa a quattro anni. La cassetta è gialla, e sopra c’è scritto a lapis il mio nome. E l’età.

Io.

A QUATTRO anni.

Che cantavo bandiera rossa *rolls*.

 

Ho alzato il volume, incuriosita.

 

Sbagliavo metà delle parole: “Tuona il caone”, “Evviva il comismo”.

Ma la meglio è stata: “Pollettari alla liscossa”.

Da vergognarsi.

Che fra l’altro, la “erre” la pronunciavo “elle”. E mi mangiavo tutte le ultime sillabe.

Una specie di linguaggio sms cinese, praticamente.

 

Di sottofondo, mia mamma parla con mio nonno.

E’ lui il colpevole, a dirla tutta.

Andavo all’asilo dalle suore e l’idiota si divertiva ad insegnarmi canzoni comuniste che io avrei dovuto cantare al posto delle preghiere, la mattina.

A volte l’ho fatto sul serio, mi hanno detto.

E si spiegano molte cose.

Che insomma, fortemente disadattata lo ero fin dall’asilo.

 

Poi c’è la parte più imbarazzante (come se questa non lo fosse abbastanza^^): la voce di mia mamma – uguale a com’è adesso, pazzesco – mi dice di smetterla con quell’aggeggio e di mangiare lo yogurt.

E io rispondo, testuali parole: “Fanculo mi fa vomitare le budella.”

Al che irrompe un’altra voce, inorridita: quella di mio padre. Che – questo lo ricordo alla perfezione – si svegliava dal torpore genitoriale solo quando dicevo parole che a lui non piacevano. E minacciava di darmele se mi avesse risentito.

Segue silenzio.

E vocina mia, bassa bassa: “Fanculo”.

 

L’ho fatto ascoltare ad Ale.

Gli ho raccontato che mio fratello non ha mai detto una sola parolaccia in tutta la sua intera infanzia, e che in effetti non ha neanche mai preso sculaccioni.

Perché mio fratello era il bambino più adulto e responsabile che si possa immaginare. Ed io l’ho detestato fino al patologico.

Ma adesso sono abbastanza soddisfatta della bambina che ero, sì^^.

Mi ascoltavo e mi trovavo tenera, in fondo. Più “normale” di tutti quelli che mi stavano intorno, e decisamente meno noiosa.

Di quel “fanculo” finale, poi, sono particolarmente fiera.

Ora che l’ho ritrovato, non credo che lo abbandonerò mai.
fatamirror: (Default)

Stamattina mi sono svegliata in modalità Samuel.

Forse perché ho sognato di nuovo (eh, sai che novità…) il biondo-etereo-angelico-strafigo Bjorn, ma sinceramente devo aver rimosso.

 

Però come dicevo, mi sono svegliata in modalità Sam.

Il che può anche essere una fortuna qualche volta, ma spesso è una sfiga. Perché la sensibilità si acutizza, la nostalgia dell’inverno avvelena l’anima e poi mi viene da chiedere scusa ogni cinque minuti.

Per cosa, neppure lo so.

 

La modalità Samuel è difficile da scrollarsi di dosso. Devi esorcizzarla, in qualche modo, e non sai come.

David direbbe che serve una scopata, ma non considera che la modalità Samuel comprende anche la pigrizia, e perfino scopare ti fa fatica. Per cui non resta che ringraziare. E assecondare il professore, sperando che prima o poi si stanchi di colonizzarmi.

Dunque, inizio.

Sotto il cut, che mi rendo conto sia una noia terribile…

GRAZIE )
fatamirror: (Default)

Boh.

Fa effetto rivedere una persona dopo tutti questi anni.

Una persona con la quale hai condiviso molto.

O così almeno pensavi.

Boh, fa un effetto pazzesco. Come guardarsi allo specchio e vedere una faccia diversa al posto della tua.

Resti spiazzato, stordito. Sorpreso.

Poi, sentirsi baciare la guancia fa ancora più effetto, per tantissime ragioni che a malapena riesci a definire. O meglio. Che hai definito benissimo ma ti disturba sviscerare.

Cerchi sul suo viso i segni del tempo e non ne trovi. Come se il tempo si fosse fermato. Per lei, e basta.

Perchè per te no, è andato avanti. E di cicatrici te ne sei trovate parecchie addosso.

Poi, ti rendi conto che eri una bambina. Capricciosa e ingenua come una bambina, e non sapevi un cazzo. Come sicuramente non sapeva un cazzo lei. Solo che c'erano esperienze da condividere e musica e serate a fumare di nascosto e i concerti di Guccini e i maglioni di lana sulla pelle e i pomeriggi persi a giro con i cani e i guanti senza dita. E ancora i cartoni Disney e i videogiochi e scambiarsi le minigonne e premersi le mani sulla bocca per non far casino quando vieni, che di là ci sono i suoi genitori a guardare la tv e potrebbero sentirti.

Quando riuscivi a rimanere nuda era un miracolo. In genere, c'era sempre una maglia pronta per essere infilata all'ultimo momento e c'era sempre qualcuno che bussava alla porta sul più bello. E forse boh, era questa la cosa affascinante. Che ti sentivi molto clandestina. Molto controcorrente. Quando in realtà se andavi controcorrente o no non fregava a nessuno: giusto a te. Giusto per sentirti diversa. E poterti riconoscere fra migliaia di altri volti che non erano il tuo.

Ora: come spiegarle perchè sei sparita? Perchè non hai mai risposto alle telefonate, perchè hai sempre rifiutato di parlare fino a che lei non si è stancata di continuare a chiedere?

Vigliaccamente speri con tutta l'anima che non te lo domandi. E infatti non te lo domanda. Anche perchè forse tutti questi anni le sono serviti per comprendere che di risposte tu non ne hai mai avute. Non di accettabili, almeno.

Così ti ritrovi a parlare di cose idiote tipo lavoro e studio, cani, amici mai più visti. Genitori.

Lavori qui alla casa del popolo adesso? Sì. Bene. Come se te ne fregasse qualcosa.

E non ti senti di chiederle se ha qualcuno. Perchè neanche ti interessa.

E ti stupisci a rivedere particolari che una volta ti affascinavano e che adesso non ti fanno neanche accelerare il cuore di un solo battito.

Boh. A volte forse certe cose è bene che restino chiuse dentro i ricordi. Murate.

Oppure sono io che non sono abbastanza lirica? Che al solito accartoccio il mio passato e ne faccio spazzatura da macero per rivenderla pochi centesimi al chilo e finanziarmi il presente?

Ale dice sempre che sono bastarda.  Credo abbia ragione. Poi però ride.

E ci sono casi in cui divento ipersensibile. E per questo spaventata. E per questo persa.

E mi commuovo fino alle lacrime per quanto di me stessa riesco a dare.

Pochi casi. Si contano sulle dita di una mano. E forse ne avanzano anche, di dita. Però ci sono, e

mi sorprendono. E mi incantano e mi terrorizzano.

E magari chi dice che non sono tutta centrata ha pure ragione. Forse.

Boh.

Comunque avrei preferito non uscire stamattina. Non passare da quella casa del popolo a prendere quella fottutissima chitarra: che se la sbrigasse da solo, il rompiballe ! Non fermarmi a comprare quelle cazzo di sigarette. Non voltarmi quando ho sentito chiamare il mio nome. Non.

E meno male che esistono i pomeriggi, per metter ordine nel casino che è la mia vita.
Meno male.

fatamirror: (Default)

"Solo gli uomini ridono, solo gli uomini danzano, solo gli uomini piangono"


Ecco.
Mel'ha appena spedita Roh, questa frase.
E la tengo qui come promemoria per tutte le volte che mi sentirò idiota a piangere di continuo.
Senza dimenticare il doppio significato attribuibile alla parola uomini, che mi manda in visibilio! ^_^
fatamirror: (Default)
 

Sto lentamente riprendendo il controllo della mia vita dopo le due settimane più destabilizzanti degli ultimi cinque anni. Lentamente, però. E questo avverbio mi irrita.

La questione lavoro sta diventando sempre più urgente, come anche quella di slegarmi dalla cazzo di adsl a ore. Non ne posso più di collegarmi, fare incursioni veloci, scollegarmi. E’ snervante. Ma davvero, ora come ora, non sono certa di potermi permettere tutti i mesi il costo di una rata fissa.

Ho preso la pessima abitudine di approfittare della connessione internet di chiunque: a farne le spese sono soprattutto i miei genitori che hanno già minacciato di girarmi le bollette. Seguono nell’ordine Jordan, Gaia, Andrea e perfino la signora di sopra. Mi ha chiesto se potevo dare un’occhiata al suo pc che aveva qualche problema e mentre le scaricavo gli aggiornamenti dell’antivirus ho scritto un intero messaggio a L.

Sto divendo uno schifoso parassita e questo non mi piace.

Quando inizi a chiedere sigarette per strada alla gente che ti sembra abbia una faccia generosa, significa che sei arrivato alla frutta. Ho fumato di tutto nell’ultimo mese: sono stata capace perfino di tollerare le terrificanti MS. E questo la dice lunga. Ora basta.

Di buono c’è che all’orizzonte si intavede la possibilità di un mercato, per il 21. I gaudenti compaesani dei miei genitori hanno deciso di farsi anche loro la leggendaria sagra della castagna. Appena l’ho saputo, mi sono fiondata alla pro loco e pare mi lasceranno mettere un banco di ben 3 metri di fronte al bar, in posizione altamente strategica. Già. Peccato solo che non abbia quasi nulla di pronto da vendere… dovrò darmi da fare in questi 10 giorni, in fretta! Sperando che non piova, nel qual caso temo ci sarà il deserto. Sono ottimista per natura, ma il mio lato realista mi suggerisce che – data la sfiga che mi perseguita – potrebbe in effetti far brutto tempo. Vabbè, dita incrociate e preghiere ad Apollo. E avanti.

Però sto trascurando i vostri LJ. Sto trascurando le fic.

Ho in lista un catalogo di roba che vorrei leggere e non ho tempo. Strappo più ore possibile al sonno, ogni sera, ma poi irrimediabilmente cado in catalessi ad orari indecenti. Quando non cerco lavoro sono in piscina, quando non nuoto sono a stirare, lavare, pulire (non so che mi sia preso, faccio queste cose quasi in maniera compulsiva…), quando non stiro-lavo-pulisco mi occupo del cane (che poverina, ha le sue esigenze) e appena torna Roh si blocca tutto e mi fiondo a scrivere, crollasse il mondo. Le ore passano troppo veloci e non sono mai lunghe abbastanza. Maledizione! 
Ma con la Rosa sto scoprendo cose di me che mai avrei sospettato e sulle quali non riesco a fare a meno di riflettere, anche se vorrei evitarlo… non è una fic, è una psicanalisi. Lo diciamo sempre, noi. E chissà che bestia strana diventerò una volta finita. A volte ho quasi paura di scoprirlo. Eppure la cosa è anche stimolante, nello stesso tempo.

Stimolante e vitale, credo. Più necessaria dell’aria o del cibo o delle sigarette. O dei Queen.

Ed è anche assoluta, ambiziosa, accentratrice: mi succhia tempo ed energie per tutto il resto. L’altra sera Gaia mi ha detto che sono malata, con il suo solito tatto. Bene: mi piace questa malattia! Ci morirei felice, di questa malattia!

Fra l’altro sono le 10 e ho dimenticato di cenare…

 

 

 

?

Sep. 3rd, 2007 03:45 pm
fatamirror: (Default)

Se Satana scenderà sulla terra immolerò per lui l’innocenza e la farò bruciare su una piramide di fuoco finchè le fiamme diventeranno rosso sangue.

Sarà soltanto colpa mia, allora.

Ecco, sono trascorsi troppi anni dalla prima volta che avrei dovuto inginocchiarmi a questo altare.

E ancora sto crescendo, senza il mio permesso.

Ho cercato di ricreare la mia vita per poterla dominare, e ho soltanto dominato un mondo che forse neppure mi appartiene.

Difficile esistere.

Farsi una ragione dell’incomprensibile violento disperato delirio che mi spinge a violare tutte le regole, a scoprire tutto ciò che dicono proibito ed abbandonarmi poi, finalmente senza più combattere, abbandonarmi al piacere. Il piacere e poi la morte. Nient’altro.

No, non dolcezza, amore, niente assoluto, occhi chiari, niente! Lasciarsi andare, e basta.

E non ci riesco perché la sensualità dell’innocenza è ancora capace di togliermi il respiro e violare l’innocenza è il solo paradiso che so concepire, anche se poi so che cercherò la purezza per riuscire a sopravvivere, per sentire ancora poesia.

Quando sono diventata tanto contorta?

Solo poco fa pedalavo sul mio triciclo rosso con un bastoncino di zucchero in bocca e adesso chi cazzo è questa persona che mi fissa nello specchio, attraverso i miei occhi?

 

?

Aug. 29th, 2007 11:31 pm
fatamirror: (Default)
Sono innamorata.
Dichiarazione pubblica e spudorata.
Ma sono innamorata persa.
Mai provata una tale perfetta emozionante ed esaltante sintonia spirituale con un altro essere umano.
Mai provato a dividere esperienze così intime e profonde e totali.
In definitiva, mai provato prima a scrivere con qualcuno.
Fa sempre questo stesso effetto, con chiunque? 
O si tratta di una cosa rara e preziosa che non si ripeterà mai più, con nessun altro?
E dove sono davvero io, al di là delle altre vite che vivo con ingordigia come se solo sdoppiandomi in altre dimensioni potessi sentirmi completa?
Chi sono io? Cosa sento realmente, cosa voglio, dove vado e soprattutto: con chi?
Serata di seghe mentali.
Sopportatemi, vi prego.

GUERRA

Aug. 28th, 2007 08:38 pm
fatamirror: (Default)
Città blindata.
Un simile dispiegamento di polizia non si era mai visto: pattuglie appostate in ogni strada, volti truci, sguardi severi. Che succede?
Abbiamo in visita il presidente degli Stati Uniti, il Papa, Dio in persona?
Abbiamo scoperto covi di terroristi islamici negli appartamenti di Campo di Marte?
Abbiamo sgomitato una rete internazionale di spaccio di droga e commercio di organi?
No, abbiamo semplicemente dichiarato guerra ai lavavetri.
Non c'è più un solo lavavetri in tutta Firenze.
In effetti, era fondamentale un'ordinanza del genere: come avremmo potuto sopravvivere essendo costretti a sopportarli ? Comprendeteci, non potevamo.
Ci rovinavano il panorama del cupolone, con i loro occhiacci di pece.
Ci costringevano, ad ogni semaforo, a formulare un monosillabo, un monosillabo capite???
Per noi fiorentini un monosillabo è prezioso, costa fatica e prende ben due secondi del nostro preziosissimo tempo! A malapena ce li rivolgiamo fra di noi, i monosillabi: perchè mai dovremmo sprecarli per i musi neri?
Tutti sono estremamente soddisfatti, adesso, rilassati e sorridenti.
Indugiano ai semafori rossi come se ne traessero un piacere quasi fisico, ti volti e vedi facce da orgasmo in ogni auto. Che bellezza!
Magari poi dietro l'angolo stanno sgozzando un tabaccaio per rubargli l'incasso della giornata, ma le nostre pattuglie sono impegnate in un compito più nobile, echecazzo!
Lo so, lo so che mi invidiate.
Ah, Firenze!

PAZZIA

Aug. 26th, 2007 10:11 pm
fatamirror: (Default)

Un giorno senza il mio piccolo uke e già sono in crisi.

Astinenza.

Come quando non fumi da ore ed ore e ti prostituiresti per una sigaretta.

Allora cerchi di distrarti: se avessi un cruciverba sottomano ti ci stordiresti, se non fosse domenica andresti in piscina, se non fossi così pigra  ti metteresti a pulire casa. Invece finisci a vagare in Santo Spirito con le tue amiche più scoppiate in cerca di qualcosa che somigli ad un borsone peruviano da potersi aggiudicare a meno di dieci euro. Chiaramente non trovi nulla. A meno di dieci euro.

Allora decidi di sputtanare i pochi soldi che hai in una birreria per turisti dove non si può neppure fumare, discutendo di parapsicologia con due tizi mai visti.

Uno chiaramente interessato ad Annalisa più che alla telecinesi, ma poi ci siamo accorte che gli andavamo bene anche noi e al limite perfino la rom che mendicava di fronte all’entrata.

L’alto decisamente fuso, capelli bianchi fino alle spalle e tunica indiana, somigliava a Terzani versione Gandalf.

Ci teneva a spiegarci che lui parla tutte le sere con la madre defunta, le prepara cena e le legge il giornale.

Ho impiegato quasi un’ora del mio prezioso tempo per decidermi se diceva sul serio o ci prendeva in giro, poi quando mi sono accorta che nel frattempo aveva scolato un boccale di birra da più di due litri ho capito che non scherzava. Semplicemente lui vede i fantasmi, ci discute, magari perfino ci scopa.

Dopo tutto quasi lo invidio, almeno non è mai da solo.

Io invece sono tornata sola sola a casa, e di spettri neppure l’ombra.

Ho cenato con una pesca e mi sono persa a fantasticare su come sarebbe esser completamente pazza, convivere magari con tutto il mio arem intorno e dimenticare quel confine netto fra fantasie e realtà.

Smettere di esser sciamano e cominciare ad esser veggente.

Per fortuna questa domenica è quasi finita.

MEMORIE

Aug. 24th, 2007 07:29 pm
fatamirror: (Default)

Esiliarsi dal mondo fa bene, ogni tanto.

Ti permette una messa a fuoco più nitida sulla realtà ed improvvisamente ti rendi conto di quali sentimenti erano veri e di quali invece ti eri soltanto costruita per render la tua vita più interessante.

E se da una parte questo mi spaventa, dall’altra è perfino confortante sapermi così creativa. Almeno ci penserò bene la prossima volta che mi verrà la tentazione di prendermi troppo sul serio.

Che io fossi una bugiarda cronica, del resto, l’ho sempere saputo.

Niente di nuovo.

Ale, che mi conosce meglio di quanto io conosca me stessa, ormai da un pezzo ha smesso di esser geloso delle mie folli passioni che nascono e muoiono nel giro di una notte, o anche in meno tempo.

Semplicemente mi sopporta con pazienza, mi prende in giro, ci ride sopra.

Dice che i miei innamoramenti hanno la consistenza di un kleenex e che sono perfino teneri, in fondo.

Tanto alla fine ogni volta che faccio sesso in un modo o nell’altro lui è con me, e questo gli basta.

Agli uomini interessa avere sotto controllo la situazione, del resto se ne fottono. Saggi, gli uomini. Bisognerebbe imparare da loro a vivere.

Io invece continuo a dibattermi nella mia femminilità oscura e diciamocelo, della vita non ho capito un cazzo.

Non sopporto un solo istante di non intensità e mi dannerei l’anima pur di sentire il cuore accelerare e le pulsazioni percuotermi le tempie.

Così mi muovo come una sonnambula fra sentimenti veri e presunti, fra quelli reali e quelli inventati, perdendo molto facilmente di vista i confini, finendo per credere io stessa alle balle che mi racconto.

Anche se, ammettiamolo, le mie balle sono di una bellezza sconcertante e quando esplodono fanno lo stesso effetto di mille fuochi d’artificio colorati.

Per questo stamattina lei deve aver pensato che io sia del tutto schizofrenica, per questo mi osservava quasi con terrore, come se fossi l’attrazione principale di un bestiario orripilante.

Parlava e io non ascoltavo. Sbatteva gli occhi e io non vedevo. Sorrideva e io non sorridevo. Semplicemente era trasparente, esiliata alla periferia delle mie emozioni, in un posto dove non è abituata a stare: al di fuori.

Dentro, invece, tutt’altro. Le labbra del mio ragazzo, gli occhi liquidi di Chanel, prototipi di guerre fra un avvocato e l’amante di sua moglie, serate in chat a fumare, l’ebbrezza di tornare a macinare vasche a stile libero.

Che strano essere sono. Incostante e leggera come il vento: arrivo, faccio danni e passo oltre. E non si sa come, in una maniera o nell’altra, mi salvo sempre.
fatamirror: (Default)

Povero, piccolo, trascurato LJ!

Eccomi di nuovo a te, non sono scomparsa! Sono semplicemente stata impegnata a vivere la mia vita alternativa dalla quale nessuno, neppure tu, può osare distrarmi.

Ho un nuovo arem in gestione congiunta con Roh, e ovviamente questo è stato più che sufficiente per annullare le vacanze, eclissarmi dal mondo, negarmi agli amici e provocare una crisi isterica nella mia povera, paziente anima gemella.

L'arem è fonte di inesauribile, perpetuo piacere anche se a ben guardare qualche preoccupazione dovrebbe suscitarmela, dal momento che al suo interno sembrano accadere le cose più strane: ragazze che cambiano sesso, mariti cornuti che in virtù delle corna si trasformano in subdoli seme con manie di protagonismo, degenerazioni in orgia di qualunque relazione anche vagamente a carattere sessuale, ukini pestiferi e tentatori che metton bocca dappertutto... Hmmm, c'è di che stare allegri!

Non mi capitava da mesi di scrivere in maniera così "sciamanica", è come se fossi posseduta dalle anime di vite imprigionate nel limbo della loro esistenza-nonesistenza. Le anime sono impertinenti e indiscrete, invadenti a livelli preoccupanti, reclamano attenzione come lattanti che urlano nella notte e sì, sono anche viziate. Non si accontentano di essere, esigono di esistere. E si aspettano da te che tu rinneghi la tua vita per la loro, promettendoti paradisi emotivi a cui sanno che sei troppo vile per rinunciare.

Insomma, mi sono infilata in un altro guaio, con la gioia infinita di esserci dentro fino al collo. E adesso fatemi gli auguri, che penso di averne bisogno...

fata

SENZA

Aug. 12th, 2007 12:46 pm
fatamirror: (Default)

Stamani all'area cani abbiamo incontrato il padre di Simone con Ken.

Erano mesi che non lo vedevo. E' stato piuttosto sconvolgente.

Gli è rimasta solo mezza faccia, al posto della parte inferiore c'è una specie di buco, carne che si accartoccia su se stessa, assenza di tutto ciò che fa di un volto un volto umano.

Cicatrici sulle braccia, da dove gli hanno preso la pelle per ricoprire il suddetto buco.

Lingua che penzola, nel nulla. Operazioni, biopsie, tac.

E io mi chiedevo se non sarebbe stata preferibile la morte, quei tre mesi di vita che gli avevano dato a Careggi.

Ma io sono molto vile. Molto.

Ed anche molto stupida.

Così, mentre lo guardavo negli occhi per non guardarlo altrove, invece di pensare che dovrei davvero smetter di fumare se non voglio fare anch'io quella stessa fine, rimuginavo su come possa essere rinunciare del tutto alla propria fisicità, diventare nient'altro che mente e pura volontà di vita. Senza immagine, senza corpo. Senza.

E attraverso lui vedevo Daniel. Pensavo al GN. Pensavo che non sarò mai in grado di dare una versione attendibile di quel "senza". Pensavo che neppure sono degna di parlarne, di quello. Neppure di sfiorare con la mente una cosa del genere.

Perchè c'è un abisso che mi divide dal senso di tutto ciò. E non c'è verso che io trovi mai la forza per stendere un ponte verso quel tipo di vita, che è comunque ancora vita. Anzi, che lo è sicuramente più della mia.

Così mi riavvolgo vilmente nelle mie fantasie che riempiono i vuoti scavati dai bisturi e quelli scavati dal dolore, che nutrono la vita di bellezza come se questa sola fosse l'unico cibo accettabile. Qualcosa mi sfugge.

E non voglio neppure sapere cosa.

AMARCORD

Jul. 31st, 2007 08:22 pm
fatamirror: (Default)

Ho appena attaccato il telefono.
Ero con mia mamma, e nel bel mezzo di un discorso mi ha chiamata Chicca.
Chicca, capite????
Come mi chiamava da piccolina!!!
Mi è venuto da piangere.
Non ci libereremo mai di questo strano senso di tenerezza che ci viene quando ci sentiamo coccolati dai nostri genitori, vero?
Un pò fa rabbia, un pò ti stringe il cuore.
E alla fine, dopo tutto, ti senti fortunata e ancora dannatamente piccola...

fatamirror: (Default)

Roh è tornata, ieri, ed io mi sento molto ma molto meglio. ^_^

Ho anche finito il codice di tre intere pagine e ritoccato ben 25 delle foto inguardabili che mi avevano dato per il ristorante. Solo che l’ftp non so perché ma non mi funziona, domattina provo dal pc di Gaia.

Poi una novità: il mio adorato fratellino mi ha regalato un ciondolo d’argento, raffigurante un elefantino con la proboscite alzata. Quando gli ho chiesto perché, ha risposto che era per dirmi che mi vuole bene. Mi sono commossa.

Ale sta meglio, domani torna a lavorare e speriamo gli diano lo stipendio finalmente, che qui siamo davvero alla fame.

Poi ho riflettuto molto, mentre tornavo dalla piscina: sono felice di non essere una di quelle persone acide e saccenti, che si credono dio in terra e approfittano di ogni occasione per aggredire gli altri e sfogare così le loro frustrazioni.

Se dovessi diventare così, meglio morire.

Stasera io e Ale abbiamo camminato fino a buio nel bosco e poi ci siamo baciati sotto le stelle.

Più tardi ci addormenteremo abbracciati e domani faremo colazione insieme.

Anche per questo non diventerò mai come loro. Grazie a dio.

Fata

fatamirror: (Default)

Ma com’è possibile che a volte scrivere sia così faticoso?

Ci sono giorni in cui sembra ci sia un qualcuno a sussurrarti in un orecchio quello che devi scrivere, una parola dopo l’altra. Le frasi si formano quasi da sole, e tu ti stupisci che siano tanto perfette. Come se neppure venissero da te.

Altre volte invece è come scalare una montagna, ti sembra di non arrivare mai alla meta. Provi, riprovi, cancelli… la mente è vuota, e anche le mani sembrano anestetizzate.

Ancora, dopo tanti anni, non ho ben capito le dinamiche che generano tutto questo.

E sì, sono demotivata.

Mi pare di scrivere per me sola, e invece vorrei scrivere per gli altri.

Suggerire a loro la mia visione del mondo e delle cose, e guardare come reagiscono.

Osservare me stessa filtrata dai loro occhi.

B mi manca in un modo indicibile.

Mi manca il suo sguardo su di me mentre io leggo e la porto con me, nel mio universo.

Mi mancano i suoi sorrisi a scandire le mie ore.

Mi manca la sua mente, e anche il suo corpo.

Noi due non esistiamo più…

Ci sono giorni che darei l’anima per rendergli Vincent, che ne faccia pure ciò che desidera.

Che sia lei a dargli vita, lei che l’ha creato così fragile e bello… lei che sa dar voce davvero a tutta quanta la sua angoscia…

Renderglielo così come mel’ha dato, e restare per sempre da sola con il mio tormento, con quell’essere dagli occhi verdi che abita ogni cellula di me. Io e Jean da soli, a scoparci il mondo intero come un tempo, senza legami e senza futuro.

Ma poi che senso avrebbe?

Io sono cresciuta, e lui con me.

Lui: la mia grande sfida, il mio alter ego spericolato e mortale…

Il mio laboratorio di emozioni. L’alchimia che diventa scienza.

Io, che vivo in lui.

Sempre.

Sempre alla ricerca di qualcuno che voglia condividere con me questa esistenza alternativa e sia capace di perfezionare l’illusione. Guardo i miei occhi verdi riflessi nello specchio e penso che lo comprendo Dio, e il fascino della creazione. Lo comprendo con tutto il mio dolore.

Ho colto il frutto proibito e adesso non posso che comprendere. E soffrire.

La voce di Tiziano mi sussurra come un mantra: “Finirai per trovarla anche tu la Via… se prima hai il coraggio di perderti”.



A volte penso che più persa di così proprio non potrei essere.
Fata

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