DUNCAN <3

Jan. 5th, 2009 10:05 am
fatamirror: (Default)
La domanda della mattina è: MA DOVE DIAMINE SARA' FINITO SHIN??????

A parte questo.
Mi sono presa un'altra delle mie megafittonate storiche.^^
Stavolta per un tipo canadese di cui non so assolutamente nulla a parte che è timido, che ha una storia apparentemente felice con un qualche fortunato ragazzo e che ha scritto l'unica fiction che io sia mai riuscita a leggere in inglese (Shin, se sei vivo mi aspetto il tuo applauso-ovazione^^).
Della quale fiction, ma che lo dico a fare?, io mi sono FOLLEMENTE innamorata!^^

Si chiama Duncan Ryder e lo ha trovato Roh.
Amo Roh anche per questo^^.
E visto che sto tipo mi si è conficcato in testa tipo scheggia di vetro, venerdì ho deciso che potevo anche sopportare di fare una figura di merda col mio inglese da cerebrolesa pur di scrivergli una mail.^^
Ecco.^^
Lo adoro^^.
Non ci crederete ma è stato così *clever* da capire quello che ho scritto e così gentile da RISPONDERMI!!!!!!!!!!!!!^^ E si è salvato IL MIO INDIRIZZO!!!!!!!!!!!!!!
Credo che mi AMI già^^. Perchè insomma, mi ha scritto quasi dieci righe!!!!^^
Capite????
Ditemi che capite!!!
No, perchè nessuno qui CAPISCE!!!
Ale quando glielo ho detto ha risposto: e quindi? (...)
Roh mi sta velatamente sfottendo da tre giorni *rolls*...
Mentre io sono follemente INNAMORATA^^ e sto già pensando di attrezzare il salotto per invitarlo qui a Firenze questa estate!!!^^^^^^^^^^^^^
Ma poi non avete idea: è EROTICO da morire!^^
Ogni volta che dice qualcosa sul forum (e dice sempre qualcosa di molto molto stringato^^: lo adoro^^!!!) sembra Albert in persona!!!!!!!!!!!!!!^^^^^
Ed è misteriosisssssssimo!!! Non ha un blog, non c'è una sua foto, glissa su tutto quello che riguarda se stesso.... Insomma: LO AMO!!!!!!!!!!! (l'ho già detto?^^)
Ah: e adora Cohen!!!!!!!!!!!!!!!!! E Federico!!!!!!!!!!!!!!! CAPITE?????????

Poi, adesso chiaramente gli riscrivo!^^
Non subitissimo che non voglio sembrare una rompicazzo... ma ecco: potrei resistere forse fino a sabato *rolls*...
Dite che gli semberò una rompicazzo?
...
Dio. ^__________________^
Lo amo alla follia!!!!!!!!!!!



PS: la mia gatta è in calore, comunque. Tutta colpa di Roh.
fatamirror: (Default)

Boh.

Fa effetto rivedere una persona dopo tutti questi anni.

Una persona con la quale hai condiviso molto.

O così almeno pensavi.

Boh, fa un effetto pazzesco. Come guardarsi allo specchio e vedere una faccia diversa al posto della tua.

Resti spiazzato, stordito. Sorpreso.

Poi, sentirsi baciare la guancia fa ancora più effetto, per tantissime ragioni che a malapena riesci a definire. O meglio. Che hai definito benissimo ma ti disturba sviscerare.

Cerchi sul suo viso i segni del tempo e non ne trovi. Come se il tempo si fosse fermato. Per lei, e basta.

Perchè per te no, è andato avanti. E di cicatrici te ne sei trovate parecchie addosso.

Poi, ti rendi conto che eri una bambina. Capricciosa e ingenua come una bambina, e non sapevi un cazzo. Come sicuramente non sapeva un cazzo lei. Solo che c'erano esperienze da condividere e musica e serate a fumare di nascosto e i concerti di Guccini e i maglioni di lana sulla pelle e i pomeriggi persi a giro con i cani e i guanti senza dita. E ancora i cartoni Disney e i videogiochi e scambiarsi le minigonne e premersi le mani sulla bocca per non far casino quando vieni, che di là ci sono i suoi genitori a guardare la tv e potrebbero sentirti.

Quando riuscivi a rimanere nuda era un miracolo. In genere, c'era sempre una maglia pronta per essere infilata all'ultimo momento e c'era sempre qualcuno che bussava alla porta sul più bello. E forse boh, era questa la cosa affascinante. Che ti sentivi molto clandestina. Molto controcorrente. Quando in realtà se andavi controcorrente o no non fregava a nessuno: giusto a te. Giusto per sentirti diversa. E poterti riconoscere fra migliaia di altri volti che non erano il tuo.

Ora: come spiegarle perchè sei sparita? Perchè non hai mai risposto alle telefonate, perchè hai sempre rifiutato di parlare fino a che lei non si è stancata di continuare a chiedere?

Vigliaccamente speri con tutta l'anima che non te lo domandi. E infatti non te lo domanda. Anche perchè forse tutti questi anni le sono serviti per comprendere che di risposte tu non ne hai mai avute. Non di accettabili, almeno.

Così ti ritrovi a parlare di cose idiote tipo lavoro e studio, cani, amici mai più visti. Genitori.

Lavori qui alla casa del popolo adesso? Sì. Bene. Come se te ne fregasse qualcosa.

E non ti senti di chiederle se ha qualcuno. Perchè neanche ti interessa.

E ti stupisci a rivedere particolari che una volta ti affascinavano e che adesso non ti fanno neanche accelerare il cuore di un solo battito.

Boh. A volte forse certe cose è bene che restino chiuse dentro i ricordi. Murate.

Oppure sono io che non sono abbastanza lirica? Che al solito accartoccio il mio passato e ne faccio spazzatura da macero per rivenderla pochi centesimi al chilo e finanziarmi il presente?

Ale dice sempre che sono bastarda.  Credo abbia ragione. Poi però ride.

E ci sono casi in cui divento ipersensibile. E per questo spaventata. E per questo persa.

E mi commuovo fino alle lacrime per quanto di me stessa riesco a dare.

Pochi casi. Si contano sulle dita di una mano. E forse ne avanzano anche, di dita. Però ci sono, e

mi sorprendono. E mi incantano e mi terrorizzano.

E magari chi dice che non sono tutta centrata ha pure ragione. Forse.

Boh.

Comunque avrei preferito non uscire stamattina. Non passare da quella casa del popolo a prendere quella fottutissima chitarra: che se la sbrigasse da solo, il rompiballe ! Non fermarmi a comprare quelle cazzo di sigarette. Non voltarmi quando ho sentito chiamare il mio nome. Non.

E meno male che esistono i pomeriggi, per metter ordine nel casino che è la mia vita.
Meno male.

MASKERE

Aug. 27th, 2007 08:29 pm
fatamirror: (Default)
Come mi piace a volte questo velo di Maya che solo internet sa tessere sulla realtà in maniera tanto affascinante!
Adoro sentirmi in sintonia, litigare, discutere, amare persone di cui non conosco il volto nè i gesti e neppure il suono della voce. Mi sembra di riuscire ad aggirare ogni particolare ininfluente per poter accedere direttamente alla loro vera essenza. E poi così concedo a me stessa quello spazio creativo di cui ho sempre tanto bisogno, perfino nelle relazioni con gli altri.
Lo ammetto, mi piace immaginare più che vedere.
Dare a tutti voi un volto che sarà mio soltanto, che solo io conoscerò.
Perchè sì, sono anche molto possessiva, oltre che egocentrica. E voglio cose che siano mie soltanto.
Così evito con sistematicità di guardare le foto, anche quando ne trovo qualcuna. Le foto non mi piacciono, mi impongono un punto di vista oggettivo che trovo frustrante.
Preferisco percepirla dalle parole, la fisicità. Giocare a costruirla nei miei pensieri come da piccola facevo con i mattoncini del lego. E poi guardarmela in privato, senza condividerla con nessuno al mondo.
Tutti voi avete un doppio volto, sappiatelo. Una maschera di riserva conservata nel mio archivio mentale che potete anche utilizzare se un giorno ne aveste bisogno. Ma che poi dovreste restituirmi, prego, perchè ne sono gelosissima!
E se questo vi sembra raccapricciante, considerate che ho anche immagini mentali dei vostri corpi, ricostruite in ogni più minuto particolare.
Curiosi?

MEGERE

Aug. 19th, 2007 06:33 pm
fatamirror: (Default)

L'aspetto peggiore di avere un ragazzo è che ti tocca avere anche una suocera. La megera.

Quella che osa interrompere le tue vite parallele con improvvisi inviti a pranzo, fatti con l’inganno. Perché ormai la vecchia ti conosce e sa che hai sempre una scusa nuova da rifilarle. Così inizia a meditare una strategia vincente fin dalla sera prima, e con ogni probabilità neppure ci dorme la notte. Alla fine ti frega. Sempre.

Così tu ti trascini svogliatamente fino a casa sua dove sai che ti toccherà ingurgitare una quantità spropositata di calorie e ti ripeti che quando si ama si può fare questo ed altro. Te lo ripeti, te lo ripeti. E più te lo ripeti più ti sembra una stronzata.

La tua anima gemella sprizza gioia da tutti i pori: finalmente gli si prospetta la possibilità di fare un pranzo decente dopo settimane che gli fai sorbire tonno in scatola e mozzarella, e tu senti di odiarlo con tutta l’anima. Altro che amore. Lo vorresti vedere strozzato da quel fottuto filetto al pepe verde che naviga nell’olio. E non sai decidere se debba stramazzare prima lui o la madre. Ardua scelta.

Dopo pranzo sei appoggiata alla ringhiera della terrazza a fumare, relegata fuori come un’appestata. Solo il cane ti fa compagnia, perché lei è la sola al mondo che accetterebbe di farsi venire un cancro pur di godere della tua presenza. E tu senti che se ami qualcuno, al mondo, è proprio lei: quella cagnetta teneramente suicida.

Poi rientri e mentre loro parlano di quadri storti e di dirottamenti aerei tu cominci ad elaborare una scusa credibile che ti consenta finalmente di recuperare la tua libertà. Il parchimetro scaduto non funziona, è domenica. Non funziona neppure il mal di testa, troppo inflazionato. Alla fine ti viene in mente che in effetti potresti dover tornare urgentemente a casa perché non sei sicura di aver chiuso la porta con la chiave.

Il tuo amore ti guarda con rassegnazione, perché ti conosce e sa benissimo quanto sei stronza. E ti conosce anche la suocera, mi sa, perché anche lei ti guarda senza scomporsi, con una vaga ombra di rancore negli occhi. Ma che ti frega, in fondo? Sei di nuovo fuori, e questo è l’importante.

Mi raccomando, prima di innamorarvi di qualcuno accertatevi che sia orfano. E’ la cosa fondamentale.

fata

SENZA

Aug. 12th, 2007 12:46 pm
fatamirror: (Default)

Stamani all'area cani abbiamo incontrato il padre di Simone con Ken.

Erano mesi che non lo vedevo. E' stato piuttosto sconvolgente.

Gli è rimasta solo mezza faccia, al posto della parte inferiore c'è una specie di buco, carne che si accartoccia su se stessa, assenza di tutto ciò che fa di un volto un volto umano.

Cicatrici sulle braccia, da dove gli hanno preso la pelle per ricoprire il suddetto buco.

Lingua che penzola, nel nulla. Operazioni, biopsie, tac.

E io mi chiedevo se non sarebbe stata preferibile la morte, quei tre mesi di vita che gli avevano dato a Careggi.

Ma io sono molto vile. Molto.

Ed anche molto stupida.

Così, mentre lo guardavo negli occhi per non guardarlo altrove, invece di pensare che dovrei davvero smetter di fumare se non voglio fare anch'io quella stessa fine, rimuginavo su come possa essere rinunciare del tutto alla propria fisicità, diventare nient'altro che mente e pura volontà di vita. Senza immagine, senza corpo. Senza.

E attraverso lui vedevo Daniel. Pensavo al GN. Pensavo che non sarò mai in grado di dare una versione attendibile di quel "senza". Pensavo che neppure sono degna di parlarne, di quello. Neppure di sfiorare con la mente una cosa del genere.

Perchè c'è un abisso che mi divide dal senso di tutto ciò. E non c'è verso che io trovi mai la forza per stendere un ponte verso quel tipo di vita, che è comunque ancora vita. Anzi, che lo è sicuramente più della mia.

Così mi riavvolgo vilmente nelle mie fantasie che riempiono i vuoti scavati dai bisturi e quelli scavati dal dolore, che nutrono la vita di bellezza come se questa sola fosse l'unico cibo accettabile. Qualcosa mi sfugge.

E non voglio neppure sapere cosa.

fatamirror: (Default)

Se ve lo stavate domandando no, l’Uomodellamiavita non s’è visto neppure oggi. (Shii che faccio, continuo a sperare o lo stramaledico?)

In compenso quando sono uscita per tornare a casa mi sono presa tutta l’acqua che non ha piovito fin’ora, e dire che mi ero appena lavata i capelli dannazione!

Tutto questo mi sa di sfiga, ma non voglio neppure pronunciare quella dannata parola.

Meglio vederla in questo modo: anche se alle sei sembrava una gionata come le altre, scema io a non prendere l’ombrello. Scema scema scema!

Ummm… Vabbè, lasciamo perdere!

 

Agosto… che noia! Tutti i tuoi amici sono via, quelli che ancora non son partiti sono a lavorare e quelli che non lavorano sono a preparare qualche esame. Uffa.

Non resta che l’area cani per fare quattro chiacchiere con un essere umano, il che mi sa molto di vecchiaia.

Infatti arrivo li’ e c’è solo la padrona di Frankie, che tutti evitano come la peste perché ti ripete venti volte il solito racconto sul solito avvenimento della sua solita vita. Mammamia, meglio svignarsela.

Decido di stirare, presa dalla depressione più profonda.

Ed ecco che appena smetti di cazzeggiare e ti appresti a far qualcosa… suona il DANNATISSIMO telefono. Non la scampi!

Gaia, stavolta. Che ha di nuovo litigato con Marco, che si interroga sui massimi sistemi e sul suo destino nell’universo, che mi racconta per filo e per segno ogni parola che si son detti, ogni frase, ogni gesto.

Gaia, amore, io ti voglio bene, lo sai. Ma cazzo, possibile una roba del genere?

Se dev’essere così un giorno sì e l’altro pure allora tanto vale che vi lasciate, o no?

No.

Lei lo ama.

Io resto ad ascoltarla senza parole e mi convinco che in tutto questo c’è qualcosa che mi sfugge.

Evidentemente non ho ben chiari i risvolti più profondi della mente umana.

Sì, devo esser scema io.

E quando mi chiede se per favore vado da lei (me lo chiede in lacrime, la furbetta!) come al solito mollo tutto, mi rivesto e mi precipito a casa sua. Scema.

Scema perché nei venti minuti che impiego per arrvare a lei è già passata la malinconia e non trova di meglio da fare che mostrarmi gli ultimi acquisti: scarpe, camicette, cappelli, borse, minigonne vertiginose.

Vaffanculo.

Saranno sei mesi che io non mi compro neppure un calzino!

Ma lei ha sua madre che paga, si sa!

Così alla fine la malinconia si è travasata da lei a me, e sono andata in piscina meditando sul fatto che sono esattamente sei anni che ho lo stesso accappatoio.

Merda.

Dovessi tagliarmi le mani se risponderò di nuovo al telefono.

 

Progetti per la serata: nessuno.

Ale va a suonare ma stavolta io resto a casa, che sono pure stanca.

Cazzeggierò un po’ sul computer e poi piomberò in un sonno profondo e dio, spero di non sognare di nuovo le case labirintiche o mi verrà una crisi isterica!

La mia sola speranza è Roh. Spero riesca a spedirmi qualcosa...

fata

fatamirror: (Default)

Ieri serata di scazzo. Puro.

Cercando di far digerire foto da 300 pixel ad un ftp moribondo senza adsl.

Cercando di finire quel maledetto volantino, che già sono in ritardo.

Guardandomi la foto di un Luca strafigo (pur con qualche pelo di troppo), parte interessante della serata.

Chiudendo, riavviando, richiudendo, riavviando.

E infine guardando Sna che beve te tibetano, altro momento interessante. ^^

Invidiando Diana solo perché fa la morta sul suo divano.

E cercando di sopravvivere all’astinenza da nicotina, vero incubo.

 

Dopo mezzanotte mi avventuro sulle strade deserte verso il bar della stazione, in cerca di Pall mall. Blu.

Con canide al seguito, come sempre.

Per fortuna è aperto, ma se credevo che finalmente la dea bendata avesse deciso di sorridermi mi sbagliavo.

Tampono una twingo rossa nel tentativo di parcheggiare in uno spazio dove entrerebbe a malapena un motorino.

Esco, controllo il danno: nulla lei (ovviamente!) e paraurti scorticato io (ovviamente!).

Ritengo inutile lasciare il solito j’accuse sul parabrezza e mi dirigo a casa meditando su cosa raccontare ad Ale, stavolta.

Non mi viene in mente nulla di accettabile e decido di tacere. Vilmente, lo so.

Ma diavolo, un po’ di tregua!!!

Stamattina sembra non si sia ancora accorto di nulla. Incrocio le dita.

 

Dormo come un sasso, con cane sulla pancia.

Alle sei sono già al bar che mi tracanno un caffè doppio e mi preparo ad un’altra mattinata terribile.

Con la speranza, sempre, di rivedere l’uomo della mia vita che legge il giornale.

Speranza vana, certo. Ma sempre speranza.

Naturalmente il tipo non dev’essere della mia stessa opinione: no, non sono io la donna della sua vita, perché non si fa vedere neppure oggi.

In compenso rieccoti il vecchino bavoso che vuol sapere ogni particolare della tua vita e ti fissa con gli occhietti perversi. Grandioso!

Sono commossa dalla cura che il mio destino ha di me.

 

Alle undici succede l’apocalisse.

Entra una tipa flippata da far paura, chiede la chiave del bagno, sparisce nel cesso e dopo cinque minuti ne esce in canottiera e mutande esclamando: “Vi amo, vi amo tutti!”

Subbuglio.

Non devo ridere, so che non devo.

Mi abbasso sotto il bancone a fingere di cercare succhi di frutta e sento che potrei svenire da un momento all’altro. Non solo per la tristezza, ma anche per lo schifo che mi fanno tutti quei peli neri che ha sulle gambe e sotto le ascelle e perfino sulla pancia.

Poi mi sento in colpa a pensare ai peli in un momento del genere (ma dico, sta diventando una fissa??!!) e oscillo fra la voglia di ridere e quella di piangere.

Decido che data la situazione è meglio piangere, e resto a guardare muta mentre Stefano e gli altri la riaccompagnano nel cesso cercando di farla rivestire.

Chiara intanto chiama il 118, e fine dello spettacolo.

 

La cosa mi ha lasciato dentro una strana malinconia per tutta la mattina.

Sono stata anche tentata di domandare in quale ospedale la stessero portando, perché diavolo, una non può piombare così nella tua vita e poi sparire senza lasciare nessun segno, nessuna cicatrice.

Ma poi sono un’egoista, penso che già di guai ne ho a sufficienza e addio ragazza pelosa, ti auguro ogni bene ma lasciami stare nel mio piccolo mondo, lascia che ti dimentichi e basta!

Non mi sono mai sentita così stronza. Mai.

Giuro, mai.

fata

fatamirror: (Default)
Torno adesso da casa del brasiliano.
Che tipo!
Fin'ora ci eravamo sempre salutati dalla terrazza, come dalla terrazza lui mi aveva sempre mostrato le sue produzioni artistiche.
Crea maschere, in cartapesta.
Ognuna raffigurante un personaggio politico, o dello spettacolo. Caricature, ovvio. Ma cavoli, fatte benissimo!
Cosa poi in realtà ne faccia non l'ho capito. Mi ha spiegato qualcosa riguardo un circolo, feste dell'Unità e quant'altro, ma nel frattempo io mi ero già persa ad osservare casa sua.
Vive con altri due ragazzi, tutti in una sola camera.
E diamine, c'è un casino!
Se pensavo che fossi disordinata io, allora che dire di quei tre?
La faccenda è andata in questo modo: ero uscita per la passeggiata di Miele, e mentre passo dal cassonetto a buttare la spazzatura incontro lui.
Ci mettiamo a parlare, poi io gli chiedo delle maschere e alla fine lui mi dice di averne costruite di nuove, e se volevo salire in casa sua a vederle.
Ok, vado.
Se lo sapesse Ale mi ucciderebbe, dice sempre che finirò violentata e legata al letto di qualche maniaco.
Ma tanto io non glielo dico, e salgo.
Mi offre un tè, una roba fortissima con un sapore strano.
E sì, lo confesso, per un attimo ho temuto che ci fosse dentro della droga. Mi stressano così tanto che alla fine finisco per suggestionarmi.
Invece niente droga, e io comincio a curiosare.
Hanno un gatto, che non avevo mai visto. Si chiama Pelè, è tutto completamente nero e grasso come un vitello. Miele ne aveva talmente paura che si è tenuta a distanza di sicurezza per tutto il tempo.
Poi libri, libri, libri in tutte le lingue. Poster assurdi che tappezzano i muri, la gigantografia del Che (cazzo, anni che non ne vedevo una!) e divano fucsia, forse dell'Ikea.
Solo adesso, vedendolo da vicino, mi accorgo che ha un tatuaggio strepitoso sull'avambraccio, qualcosa di tribale ma molto più elegante. Mi dice che l'ha disegnato lui, tutti i suoi tatuaggi se li disegna da solo.
E gli chiedo di farmi vedere anche gli altri.
Il drago sulla schiena è bellissimo, ne rimango veramente affascinata. E poi ne ha uno anche sulla natica,. ma piccolo: rappresenta un simbolo brasiliano, mi dice. E me lo spiega anche, ma non mi ricordo un tubo.
Io lo informo che scrivo.
Lo guardo candidamente e poi aggiungo: "storie omoerotiche"
Mi sento fighissima per qualche secondo prima di rendermi conto che non ha capito un cazzo, e passo alle spiegazioni.
Sembra interessato.
Mi chiede se gliene faccio leggere qualcuna, e io gli scrivo l'indirizzo dell'Ysal sul calendario della cucina.
Ok, non ho resistito. Quando Ale lo scopre scommetto che mi ammazza.
Lui però è tutto contento, e mi propone di organizzare una cena col mio ragazzo e con i suoi coinquilini, una di queste sere.
"Volentieri!" gli dico. Senza pensare che adesso me la devo vedere con Ale.
Poi torno a casa, dopo aver visto le sue ultime maschere: ho riso fino alle lacrime davanti a quella di Valeria Marini, sembrava lei in persona dopo essere uscita dalla centrifuga della lavatrice!
E adesso sono qui a spallarmi di nuovo.
Ah, il tizio è orrendo, se ve lo stavate domandando.
Però sembra decisamente interessante, e credo che la cena si farà.
E ora vado, che suona di nuovo il telefono maledetto!
Fata

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